Robert Indiana (Clark)
New Castle, Indiana, 1928 – Vinalhaven, Maine, 2018
Robert Indiana è riconosciuto come una delle voci leader della Pop Art, insieme a Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Tom Wesselmann e James Rosenquist.
Robert Indiana è riconosciuto come una delle voci leader della Pop Art, insieme a Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Tom Wesselmann e James Rosenquist.
Si forma presso il Chicago Art Institute, il Muson-Williams-Proctor Art Institute e frequenta la Scuola d’Arte dell’Università di Edimburgo.
Arriva a New York nel 1954 e qui diventa una delle figure centrali del movimento della Pop Art.
La prima opera emblematica di Indiana è “LOVE”, capolavoro riconosciuto internazionalmente e ora esposto nelle collezioni delle maggiori musei internazionali quali il Moma (Museum of Modern Art), The Whitney Museum of American Art e The Metropolitan Museum of Art a New York.
Si caratterizza per l’impiego di segni diffusi e universalmente noti con l’intento di proporre un’arte immediata e d’impatto, mescolata però con un profondo significato esistenziale. Ogni opera è infatti pervasa da una vasta gamma di riferimenti autobiografici, culturali, storici. Si può pertanto affermare che nella sua arte s’incontrano una grande semplificazione formale e un’elevata complessità intellettuale.
Indiana afferma: “I numeri riempiono la mia vita […] ancor più dell’amore. Siamo immersi nei numeri dal momento in cui siamo nati [...] Le nostre stesse esistenze sono regolate dai numeri. Compleanni, età, indirizzi, denaro: ovunque ti giri, ci sono numeri. La tua camicia ha sei bottoni. La stanza ha quattro pareti. I numeri ci circondano.
È inesauribile […] I miei dipinti con i numeri non sono altro che una celebrazione del fatto che abbiamo qualcosa di così meraviglioso come i numeri, e che sono un’invenzione incredibile che andrebbe celebrata e da cui discendono altri aspetti del mio lavoro”. Polygons (1962), Exploding numbers (1964-66), The Cardinal numbers (1966) ne sono la dimostrazione.
Si forma presso il Chicago Art Institute, il Muson-Williams-Proctor Art Institute e frequenta la Scuola d’Arte dell’Università di Edimburgo.
Arriva a New York nel 1954 e qui diventa una delle figure centrali del movimento della Pop Art.
La prima opera emblematica di Indiana è “LOVE”, capolavoro riconosciuto internazionalmente e ora esposto nelle collezioni delle maggiori musei internazionali quali il Moma (Museum of Modern Art), The Whitney Museum of American Art e The Metropolitan Museum of Art a New York.
Si caratterizza per l’impiego di segni diffusi e universalmente noti con l’intento di proporre un’arte immediata e d’impatto, mescolata però con un profondo significato esistenziale. Ogni opera è infatti pervasa da una vasta gamma di riferimenti autobiografici, culturali, storici. Si può pertanto affermare che nella sua arte s’incontrano una grande semplificazione formale e un’elevata complessità intellettuale.
Indiana afferma: “I numeri riempiono la mia vita […] ancor più dell’amore. Siamo immersi nei numeri dal momento in cui siamo nati [...] Le nostre stesse esistenze sono regolate dai numeri. Compleanni, età, indirizzi, denaro: ovunque ti giri, ci sono numeri. La tua camicia ha sei bottoni. La stanza ha quattro pareti. I numeri ci circondano.
È inesauribile […] I miei dipinti con i numeri non sono altro che una celebrazione del fatto che abbiamo qualcosa di così meraviglioso come i numeri, e che sono un’invenzione incredibile che andrebbe celebrata e da cui discendono altri aspetti del mio lavoro”. Polygons (1962), Exploding numbers (1964-66), The Cardinal numbers (1966) ne sono la dimostrazione.